Il Bosco Sacro

Un mattino di un bel settembre di montagna, un uomo arrampicava per un erto sentiero tortuoso, quasi invisibile, tra le folte conifere a sinistra dell’Adda prospiciente il paesello di Sant’Antonio Morignone.

Solitario, passo su passo, conquistava l’altura e lo soccorreva alla fatica il costume e la esperienza del montanaro in cui era stato allevato fin dall’infanzia a salire e scendere pendici boscose senz’altra compagnia se non del sole e del vento, della pioggia o della neve.

Settembre Valtellinese
Solitario, passo su passo, conquistava l’altura e lo soccorreva alla fatica il costume e la esperienza del montanaro in cui era stato allevato fin dall’infanzia..

Percorreva la stradicciola, che serve talora allo scorrimento delle acque, e serpeggia profonda, sassosa, sdrucciola e, in quel mattino, tutta segnata sulla creta dalle unghie fesse delle pecore e dagli scarponi degli alpigiani. Dalle ripe lungo il viottolo, più a guisa di pareti che di siepi, cadevano dai cigli erbosi pendule barbe di vegetali, ésili radici denudate e ciuffi di felci ben radicate tra le fessure delle pietre sicchè facevano più intensa e fresca l’ombra ed il silenzio intorno. Così l’uomo, tra una scivolata indietro e due passi all’insù, giunse accaldato presso un luogo detto i Sasèi e vi sostò per riprendere fiato. C’erano lì due ceppaie corrose, sedette su una e sull’altra stese una pezzuola bianca, vi collocò quanto aveva nel tascapane e fece una breve colazione…

Tra un boccone e l’altro si distraeva, osservava, meditava guardando verso l’alto e verso il basso il versante opposto.

Vedeva la chiesa di Sant’Antonio lustra di luce, vedeva su un poggio roccioso e carezzato da spiazzi erbosi la chiesetta di San Bartolomeo,

Chiesa di San Bartolomeo
Chiesa di San Bartolomeo, l’unica a salvarsi dalla rovinosa frana del 1987.

vedeva la vallata e le baite di Vendrello e i pascoli già arsicci dell’alpe Zendila e, svettar nell’azzurro, il Pizzo Campana; non vedeva ma indovinava il lago Campaccio e sorrideva a ripescarlo nella memoria.
La vista infatti era stupenda: a destra e a sinistra, in alto e in basso, conifere per le pendici e tremnule betulle, poi timidi paesetti sparsi con case bianche in pietra dura esposte al sole, piccole come panni lindi: qualcuna nascosta a metà, con praticelli intorno morbidi come la stoffa da bigliardo, e infine l’anima della Valle: l’Adda, che non si vedeva, ma la indovinava e poi l’orizzonte lontano verso i Serottini, verso lo Storile di Sondalo velati di vapore come l’idea di infinito.

Molte memorie aveva l’uomo per essere vissuto assai e in quella tregua gli si risvegliavano nitide e si vide come al cominciar della vita perchè brillava l’acqua la terra, il cielo e l’anima sua.

La sua fantasia correva come il vento dentro quella bellezza animata e inanimata della santa natura.

Sant'Antonio Morignone
Sant’Antonio Morignone. Scomparsa il 28 luglio del 1987.

Aveva appena terminata la sua colazione quand’ecco improvviso venne per l’aria il suono di mezzogiorno dalle campane di Sant’Antonio.

L’uomo s’alzò, si levò il cappello e recitò a voce chiara da ragazzo: – Angelus Domini nuntiavit Mariae – et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis – conclusero altri due cristiani che sbucarono in quell’istante nella breve radura dietro le spalle dell’uomo che trasalì…

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